martedì 1 novembre 2005

FREDDY VS. JASON

Autore: Barone Birra

Fight Fire with Fire

Esistono entità troppo grandi, troppo potenti o troppo importanti perché il Destino le lasci incontrare in quel mirabile arazzo che è la Storia del mondo: così, i dinosauri non si sono mai potuti incontrare con l’uomo; Jimi Hendrix non potrà mai fare una jam session con Dave Lombardo; Bukowski non potrà mai ubriacarsi assieme a Dante. Ma esiste un magico mondo, che noi mortali chiamiamo cinema, in cui tali rendez-vous sono possibili, e non raramente accadono: “Freddy vs. Jason” è forse uno degli esempi più riusciti di questo interessantissimo filone cinematografico, ed anzi lo si può definire il capostipite del genere odierno del “Qualcuno vs. Qualcun altro” (“Alien vs. Predator”, tanto per citare uno degli esempi più eccelsi). Al termine degli episodi finali delle proprie serie (rispettivamente “Nightmare” e “Venerdì 13”), l’uomo di Elm Street e il killer dalla maschera da hockey sembravano definitivamente sconfitti e defunti: sembravano; perché, come era ovvio attendersi, nemmeno Madama Morte poteva trattenere il Male nelle sue due forme più alte. Così, Freddy e Jason tornano sulla terra più incazzati che mai, e, dando sfoggio delle loro abilità massacratorie (il buon Jason squarta con il suo fare epico e animalesco, prediligendo ovviamente il vecchio machete; l’eterno Freddy uccide col solito metodo poetico, attraverso l’arma che non ti aspetti, il sogno), finiscono con il ritrovarsi faccia a faccia in un finale che, in maniera eufemistica, definirei pirotecnico. Ma in fondo cosa sarebbe un cattivo (che qui sono due) senza un buono? E allora il solito gruppo di ragazzi e ragazze tenteranno di fermare i due letali professionisti del terrore, portandoli a fronteggiarsi in quella che solo in apparenza (e la scena finale è fin troppo eloquente) è la faida che pone termine a tutto. È interessante notare come in questo caso le debolezze del cattivo diventino i punti di forza non tanto del buono, ma dell’altro cattivo di turno, e di come queste non portino subito ed inesorabilmente alla sua disfatta, ma anzi comportino un protrarsi sempre più intenso dello scontro. Dal punto di vista più prettamente cinematografico, il film riprende il repertorio classico del genere horror, senza mai scadere però nel banale o nel trito; le situazioni classiche sono espresse al meglio, dimostrandosi in tutto e per tutto un classico. Forse per la prima volta nell’intera storia del cinema, il male sfida apertamente il male, e lo spazio riservato al bene è minimo e molto ridotto, in una visione delle cose che sfiora il pessimismo più cupo, e che comunque esalta la malvagità nella sua purezza quasi cristallina, finendo per ribaltare i canoni classici non solo del genere horror-splatter, ma anche del piano più squisitamente etico. Lo spettatore è così pienamente libero: venendo meno l’antinomia classica buono-cattivo, che porta chi guarda ad immedesimarsi quasi inevitabilmente nel buono, lo spettatore appunto può scegliere il cattivo, e addirittura si trova dinnanzi ad un bivio. In “Freddy vs. Jason” il male si specchia in se stesso, permettendoci quella che Aristotele, nella sua “Poetica”, definiva “catarsi”, in altre parole l’esorcizzazione e la liberazione dal lato oscuro (Lucas mi scuserà) di tutti noi attraverso la rappresentazione di esso; ed in fondo, il finale di questa pellicola è tanto lontana da quello di una tragedia shakespeariana, come ad esempio l’”Amleto”, in cui il male trionfa meravigliosamente e splendidamente?

0 commenti: