venerdì 18 novembre 2005

Flightplan

Autore: Francesco Zavattari - Direttore di 4rum.it

Produzione: Touchstone Pictures, Imagine Entertainment Distribuzione: Buena Vista Pictures Regia: Robert Schwentke Produttori: Robert DiNozzi, Brian Grazer, Charles J.D. Schlisse Sceneggiatura: Peter A. Dowling, Billy Ray

Nessun passo indietro

Flight Plane si rivela sostanzialmente un prodotto valido e piacevole alla vista.
Lo zampino di Grazer c’è e si avverte fortemente soprattutto quando, come prevedibile, il film utilizza dinamiche alla Cinderella Man o alla A beautiful mind, di quelle per intendersi che infilano pena e compassione anche quando i protagonisti scelgono una merendina (citazione non casuale per chi vedrà F.P.). Questo esercizio è un’arma a doppio taglio, lievemente più affilata e pericolosa dalla parte della banalità; cercare di aumentare lo spessore di un carattere in questo modo, rischia infatti di dare ad intendere che quel personaggio sarebbe stato poco interessante (quindi cinematograficamente non valido) senza la sua tragedia interiore che dovrebbe essere invece solo uno dei tanti aspetti.
Kyle Pratt (Joodie Foster), ingegnere aeronautico, perde il marito che cade dal tetto della loro abitazione Berlinese. Suicidio? Incidente? Una settimana dopo Kyle e sua figlia Julia (Marlene Lawston) di 6 anni s’imbarcano su un volo diretto a New York per accompagnare la salma in patria. Come più o meno recita lo slogan del film, a 11000 metri di quota, durante un attimo di riposo della madre, la bambina sparisce. Di qui in poi ogni ulteriore informazione rischierebbe di dir troppo rispetto alla trama, che si sviluppa proprio sulla ricerca di Julia e sui relativi risvolti che finiranno inevitabilmente per utilizzare il terrorismo come Deus ex machina narrativo. A meno che non si tratti de “L’aereo più pazzo del mondo”, non è semplice trattenere l’interesse del pubblico per due ore quando l’intero film è sviluppato sul veivolo stesso. F.P. ci riesce perfettamente, anche se pecca rendendo assai prevedibile il risvolto finale un po’ troppo presto. La produzione è molto buona, di quelle dove a farla da padrone è il danaro più che la bravura del regista. In questo caso però il rapporto fra soldi e intuizioni interessanti non è così sbilanciato e al contrario di quanto succede in molti altri casi, la regia di Robert Schwentke è assai potente e si fa sentire come in un film è giusto che sia.
Gli attori funzionano abbastanza bene. Marlene Lawston è una bambina, non il nuovo enfant prodige di Hollywood ma è comunque in grado tenere onestamente il ruolo assegnatole. La Foster sa dove mettere le mani e riesce ancora ad essere una delle poche attrici che spingono all’estremo le mimiche facciali e corporali senza finire per risultare troppo fasulla. Flight Plane non è un passo avanti importante nella storia della cinematografia moderna, ma (in questo periodo è comunque da annotare) quantomeno non è un passo indietro.

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