martedì 1 novembre 2005

Doomsword

Autore: Barone Birra

RESOUND THE HORN

L’amore della musica per la cultura nordica (specialmente per quella di estrazione vichinga) affonda le proprie radici nel lontano 1970, anno in cui i Led Zeppelin pubblicarono l’album “III”, il quale presentava come pezzo di apertura la celeberrima “Immigrant song”. Da allora in poi molti gruppi, soprattutto nel panorama metal, hanno privilegiato questo terreno di espressione, attingendo a piene mani a tale materia; un esempio di questo trend artistico è dato dagli italiani Doomsword, autori di un epic metal molto tecnico, pulito e mai banale (da notare l’assenza di tastiere, che sono spesso abusate all’interno di questo genere). Il quintetto ha espresso al meglio la sua vena artistica nel secondo album della loro carriera, “Resound the horn”, risalente al 2003: la ritmica cupa è predominante, ma non mancano dei sapienti passaggi di chitarre molto più chiari e melodici; l’andamento è comunque lento, e ciò aumenta la capacità del disco di evocare atmosfere davvero notevoli. Il concept dell’album non si riduce alla trita narrazione musicata degli stereotipi legati a questo tema: tutte le tracce hanno invece un’impronta molto intimista, e sono finalizzate più che altro a mettere in luce gli aspetti meno noti della mentalità vichinga; un esempio è il pezzo “The youth of Finn Mac Lool”, stupenda celebrazione della figura del “poeta guerriero”. Ma sono tuttavia presenti anche aperte celebrazioni dello spirito (e soprattutto della spiritualità) nordico, come le altisonanti “Shores of Vinland” e “Resound the horn: Odin’s hail”, rispettivamente opening track e final track dell’album, in cui i suoni si fanno profondi ed inneggianti, e che presentano al loro interno preghiere al dio Thor e rumori di battaglia, riuscendo così a trasmettere vivide immagini. Non mancano poi nemmeno i riferimenti all’epic metal più tradizionale, con ritmiche più cadenzate e pesanti, come nella solenne “Onward into battle”, pregevole peana di avvicinamento allo scontro. I Doomsword si pongono quindi come autorevoli esponenti del filone epic “vichingofilo”, nel tentativo di dare anche una dimensione nuova a tale genere, più lirica e meno tradizionalista, esprimendo al meglio il profilo (citando loro stessi) di “warriors and bards”.

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