mercoledì 2 novembre 2005

Delirio

Autore: Diego Sìmini, Direttore Responsabile di 4rum.it

L'ultimo romanzo di Laura Restrepo

“Mira, Aguilar, mira mi alma desnuda” (Guarda, Aguilar, guarda la mia anima nuda): così si rivolge Agustina, la protagonista del romanzo Delirio vincitore del premio Alfaguara 2004 (giuria presieduta da José Saramago), al suo compagno, in un attimo di tregua della follia che l’ha presa, proprio durante i tre giorni in cui lui è stato assente, in compagnia dei figli già grandi avuti con la prima moglie. Aguilar non riesce a capire: è vero che Agustina è sempre stata un po’ instabile e che prima della partenza gli aveva fatto una scenata perché non la portava con sé, ma poi si erano riconciliati e lei si era messa tranquillamente a dipingere di verde, terzo colore dell’anno, le pareti della cucina. Non risparmia sforzi Aguilar per cercare di recuperare il senno della sua amata, che lo ripaga con totale indifferenza, rimbrotti e riempiendo la casa di catini pieni d’acqua che servono a depurare le stanze, “infestate dalle menzogne”. Fortunatamente compare a dargli una mano la zia Sofi, una donna di mezza età di cui lui prima non sapeva nulla e che si stabilisce in casa. Che la zia Sofi abbia un ruolo centrale nella vita di Agustina, Aguilar lo capisce quando si accorge che solo dalle mani di lei la povera pazza accetta di mangiare. In un percorso tortuoso, pieno di imprevisti, Aguilar cerca di far luce su quanto avvenuto in quei tre giorni fatidici. Ma la via crucis di Aguilar è interrotta da brani di un monologo, quasi una confessione, del Midas McAlister, con cui Agustina ha avuto anni prima una storia, dai ricordi d’infanzia e adolescenza di Agustina stessa e dalla storia della pazzia del nonno di Agustina, il musicista tedesco Portulinus, capitato chissà come nella torrida località di Sasaima, in piena Tierra Caliente, dove avrà due figlie da una donna del posto. Laura Restrepo in questo romanzo propone un linguaggio denso, con accenni e descrizioni in cui si alternano continuamente la prima e la terza persona, frammista ai dialoghi e ai pensieri dei personaggi. Non c’è un momento di cedimento, di deviazione, in questo lungo testo che si legge tutto con gli occhi ben aperti e si vorrebbe non finisse mai. La capacità di sfruttamento del linguaggio, di esaltare le capacità evocatrici della parola raggiungono in questo romanzo livelli veramente straordinari. Il ‘montaggio’ delle scene e al tempo stesso il taglio usato per descriverle è stupefacente, di modo che la continua alternanza dei piani narrativi, dei punti di vista e all’interno degli stessi frammenti, il continuo spostamento del punto di riferimento conformano una struttura complessa e al tempo stesso molto amena. La capacità di Laura Restrepo di creare metafore folgoranti è ben esemplificata nell’ampliamento della frase che apre queste righe: “Guarda, Aguilar, guarda la mia anima nuda; Aguilar ricorda quelle parole con la nitidezza affilata con cui la ferita ricorda il coltello che l’ha prodotta”. Come se non bastasse, tutto è narrato con un connubio di partecipazione e distacco, un testo pieno di ironia e a tratti di delicato umorismo. Come negli altri testi dell'autrice, la vicenda individuale, i rapporti tra i personaggi si intrecciano con la storia che li circonda, e l’una è metafora dell’altra, e la comunione tra le persone, l’amore, si dimostra la forza più invincibile di cui dispongono i personaggi per fronteggiare l’ostilità del mondo. La trama è avvincente e caleidoscopica, con ramificazioni imprevedibili e con collegamenti impensati e con un finale indimenticabile. Non li sveliamo per non guastare la continua sorpresa del lettore alla lettura di questo testo, che farà certamente epoca nella letteratura non solo latinoamericana del XXI secolo. Questa autrice colombiana aveva già affascinato critica e pubblico con alcune perle narrative (tre delle quali già pubblicate in Italia da Frassinelli, Dolce compagnia e Il giaguaro al sole, nella traduzione di Alessandra Riccio, e L’oscura sposa, tradotto da chi firma questa nota). Altri testi, come La folla vagante (la cui traduzione è già pronta), e il primo romanzo, La Isla de la Pasión, del 1989, non sono ancora stati proposti ai lettori italiani (La Isla… non è stato pubblicato neanche in Spagna), nonostante si tratti di opere che la indicano come una delle narratrici più profonde, più acute e godibili della generazione successiva ai García Márquez, ai Vargas Llosa, ai Rulfo, ai Cortázar, agli Scorza… In precedenza, Laura Restrepo era stata giornalista e attivista politica nel suo Paese, in Argentina, in Messico e in Spagna. Aveva partecipato ai negoziati di pace tra il governo e il movimento guerrigliero M-19, una vicenda narrata nel suo primo libro, l’inchiesta Historia de un entusiasmo, del 1986. Per le minacce seguite alla sua partecipazione a quegli incontri, è vissuta in esilio in Messico per cinque anni.

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