martedì 1 novembre 2005

Dei 99 Posse e del conseguimento della maggiore età

Autore: Pietro Ortolani, Vicedirettore esecutivo 4rum.it

Attenzione: il presente scritto ha un carattere prevalentemente narrativo e non intende in alcun modo fornire una ricostruzione storica precisa del periodo in questione. I fatti descritti sono stati distorti e amplificati affinché potessero meglio adattare..

Avete presente, essere adolescenti in provincia? Avete presente, mandrie di ragazzini vestiti tutti alla stessa maniera? Avete presente, il conformismo crudele di un tredicenne “rampante”? In breve, i casi sono due: o siete cresciuti su un altro pianeta, oppure anche voi avete vissuto (o magari state vivendo) qualcosa del genere. Ebbene, la fine degli anni ’90 fu particolarmente disgustosa, da questo punto di vista: la moda dell’epoca voleva che l’adolescente medio indossasse demenziali calzature grosse come carri armati della Wermacht, ascoltasse le soavi armonie di formazioni come gli Eiffel 65 (fortunatamente, un ricordo del passato) e osservasse analiticamente l’ambiente dei coetanei, in cerca di qualcuno minimamente diverso da poter isolare, escludere, persino umiliare. Avete presente? Penso di sì. A questo punto, immaginate per un istante di essere il diverso, l’escluso: tutti i coetanei sono contro di voi, MTV e tutto lo showbiz sono contro di voi, probabilmente (visto che siete un adolescente) anche la vostra situazione dermatologica è contro di voi. Tangentopoli è finita e nulla è cambiato, anzi: i furbi vincono, le persone oneste sopravvivono a malapena. Questa è la situazione, e voi siete messi ai margini, in uno dei momenti più fragili e preziosi della vostra vita. Come sopravvivete? Che fate? Come ci insegna il buon vecchio Robespierre, se tanti poveracci si mettono insieme, riescono a fare un gran casino. Ed è questo quello che fate: cercate altri diversi come voi, con cui allearvi. Si tratta di una dinamica ricorrente nella Storia dell’Umanità, un modello universale applicabile tanto alla lotta di classe quanto, per l’appunto, ai ragazzini di provincia. Ma non basta mettersi insieme, per fare la rivoluzione: c’è bisogno di una guida forte e autorevole, che vi inciti e vi infonda coraggio. Avete presente il quadro La libertà guida il Popolo di Delacroix, oppure quel film con Kevin Costner che fa il principe dei ladri? Qualcosa del genere. Ebbene, anche voi adolescenti introversi degli anni ’90 cercate un capo che vi aiuti e vi inciti. Per qualche anno, il popolo dei diversi poté contare su capi fortissimi, i quali, che lo volessero o meno, avevano un nome ben preciso: i 99 Posse. I 99 Posse non erano solo un gruppo musicale, anzi, forse contro la loro stessa volontà, non erano principalmente un gruppo musicale: i 99 Posse rappresentarono, per voi che non vi arrendevate agli Eiffel 65, l’offerta di un’identità nuova, collettiva e radicalmente alternativa rispetto a tutto ciò che fino a quel momento aveva offeso i vostri giovani cuori. I 99 Posse erano la dimostrazione vivente e vincente che si poteva crescere in un modo diverso, senza dilaniarsi deliberatamente i neuroni, senza indossare per forza le scarpe-carroarmato. I 99 Posse fornivano una guida solida sotto tutto i punti di vista. D’un tratto, non eravate più soli davanti alle grandi ingiustizie del mondo: c’erano loro con voi, anzi, si potrebbe addirittura dire, c’erano loro a proteggervi. D’un tratto, non soffrivate più per essere stati esclusi e isolati, perché capivate che c’era un mondo intero, in continua espansione, pieno zeppo di gente come voi, nel quale le scarpe-carroarmato mai sarebbero potute penetrare. D’un tratto, scoprivate che c’erano luoghi in cui ci si incontrava e ci si divertiva in modo diverso, senza pagare nessun biglietto d’ingresso: luoghi in cui avreste potuto alla fine incontrare un ragazzo o una ragazza diversi quanto voi, e sfacciatamente orgogliosi di esserlo. Era una novità sociale, politica, mediatica, estetica, persino pedagogica: erano i 99 Posse, in tutto il loro abbagliante splendore. Tutti i fenomeni realmente rivoluzionari elaborano una proposta estetica alternativa rispetto a quella dominante, del “mainstream”. Qualche esempio: i giacobini rifiutarono di vestirsi come la nobiltà dell’ancien regime, i figli dei fiori bruciarono gli abiti dei perbenismo anni ’50, i punk trovarono le loro divise rovistando nella spazzatura. Anche sotto questo punto di vista, i 99 Posse dimostrarono la loro faraonica grandezza. Mi spiego: se provate a osservare qualche foto dei loro dischi, o dei concerti fatti in giro per l’Italia, vi accorgerete che i 99 Posse non possono essere definiti bellissimi, nell’accezione classica del termine. Eppure, se vi capitò di vivere quel particolare frangente, certamente ricorderete che ogni ragazzina introversa, nell’intimo dei suoi pensieri, sognava di sposare O’ Zulù, e che ogni ragazzino isolato, nel segreto delle sue fantasie, immaginava di svegliarsi una mattina accanto a Meg. I 99 Posse erano belli di una bellezza diversa, nuova, rivoluzionaria e per questo incontestabile: era, per la prima volta, una bellezza del tutto vostra, rispetto alla quale erano gli altri, tutti gli ottusi simil-Eiffel 65, ad essere esclusi. La cosa più esaltante dei 99 Posse era forse il loro modo di usare i mezzi di comunicazione. Pur essendo dichiaratamente contrari allo star system e alla mercificazione delle idee, infatti, Essi sfruttavano abilmente i canali del “mercato”: potevi vederli su MTV, alle trasmissioni da tredicenni, ma senza per questo compromettere la loro identità, anzi, fieri della loro diversità rispetto a tutti gli stereotipi patinati. L’eco delle loro imprese assumeva, con il passare dei mesi, dimensioni sempre più pantagrueliche: all’uscita di ogni nuovo singolo, qualche deputato o senatore proponeva immancabilmente un’interrogazione parlamentare, richiedendo il ritiro dal commercio. In occasione del G8 di Praga, il Tg1 fu costretto a collegarsi in diretta con i Posse, perché il treno dei disobbedienti era stato fermato al confine e non c’era nessun corrispondente presente sul posto. E, vi assicuro, leggere la scritta in sovrimpressione “In diretta telefonica O’ Zulù” faceva un effetto davvero strano, genuinamente nuovo. Più o meno nello stesso periodo, Zulù fece parlare di sé per aver preso parte ad un viaggio in Chiapas, con lo scopo di regalare al Subcomandante Marcos una turbina per l’elettricità. Ogni giorno succedeva qualcosa di nuovo, e, di fronte a tutto ciò, voi non eravate soli: eravate con i 99 Posse. Le cose cambiano, le adolescenze finiscono. I 99 Posse, oggi, non esistono più. Valutare le carriere individuali dei singoli componenti va ben al di là dei proponimenti del presente scritto. Una cosa rimane, a distanza ormai di diversi anni: i 99 Posse furono una pagina esaltante nella vita culturale e politica degli anni ’90. Certo non erano perfetti, chi lo nega. Ma “tutti abbiamo bisogno di qualcuno su cui fare sogni”, dicevano i Rolling Stones.

0 commenti: