martedì 1 novembre 2005

David B. e la rivoluzione dei fumetti d'oltralpe

Autore: Stefano Tambellini

David B. viene spesso definito, nel mondo del fumetto d’autore, come “il maestro dell’esoterismo francese”. Ma in realtà è molto, molto più di questo. L’esoterismo è solo un elemento fra tutti gli altri, che deriva dai tragici trascorsi della sua famiglia e della sua vita, chiariti definitivamente nel capolavoro “L’Ascension du Haut Mal”, e non credo che conti più del resto. David B. piuttosto, è un artista che parla del dolore, dell’inquietudine e della solitudine, spesso travestiti da invenzioni strampalate, come dice lui. Sono gli argomenti e gli umori che stanno al cuore delle sue storie. E come avrete intuito, le sue sono opere molto distanti da quello a cui la gente pensa normalmente quando sente la parola “Fumetto”. Oggi non è certo l’unico a utilizzare il mezzo espressivo delle nuvolette in maniera personale, autobiografica e profondamente sentita, così come i grandi scrittori di letteratura hanno usato le parole o i grandi registi il mezzo cinematografico. In Italia, in particolare il catalogo della Coconino Press, offre un ampia scelta di questi ‘strani autori di fumetto’ che si cimentano in opere narrative di ampio respiro, che sono state battezzate col nome curioso di “Romanzi Grafici”. Come lui, Gipi, Igort, Mattotti, Burns, Spiegelman e altri (prima ancora Hugo Pratt e Andrea Pazienza), hanno completamente spalancato le porte alle potenzialità espressive di quello che non è ‘un genere’ come molti erroneamente credono, ma un vero e proprio ‘mezzo artistico’ al pari di tutti gli altri, e che può quindi trattare qualsiasi argomento, utilizzando qualsiasi stile. In Francia attualmente, questa cosa è stata capita molto più che qui, tanto che i Roman Bedè come li chiamano loro, si trovano fra i libri più letti in assoluto e le maggiori case editrici, anche letterarie come la famosa Gallimard (un po’ come da noi Einaudi) vogliono accaparrarsi questi autori e curare le loro uscite. Autori che non fanno niente per ‘piacere al pubblico’ per forza. Per chi fa fumetto in Italia, fa impressione entrare in una qualsiasi libreria francese e notare la differenza. E tutto si basa sulla percezione che la gente ha del fumetto. Perché qui, salvo rare eccezioni, il fumetto viene visto e trattato solo come evasione, solo come “ti leggo al gabinetto, tanto che aspetto..”, anche se per me - ci tengo a precisarlo - il fumetto E’ e DEVE ESSERE anche evasione, quello che è stupido è credere che possa essere soltanto quello. Sarebbe come credere che ‘il Cinema’ sia solo la produzione hollywoodiana più popolare e acchiappasoldi, e non ci si possa permettere di fare nient’altro con una cinepresa e due attori. Ma torniamo a David B., perché in Francia non è sempre stato tutto “Rose e Fiori” come adesso. All’inizio degli anni novanta, questo autore, insieme a un gruppo di altri fumettisti fondò l’Association, un’etichetta indipendente che si proponeva di rivoluzionare la concezione della Bande dessinè, e trovare un nuovo pubblico interessato a storie un tantino diverse da Tin-Tin o Spirou. Le librerie e gli editori, al tempo, erano interessate solo al classico album ‘alla francese’, di grande formato, con copertina cartonata e trattante storie più o meno buffe e spensierate. Questi autori, riuscirono ad imporsi (non senza difficoltà e polemiche) nel mercato fumettistico e a spianare la strada per quello che oggi è diventato un fenomeno assai più diffuso e considerato. Con l’Association, David B. pubblicò diverse opere fra cui “Le Cheval Bleme”, un libro completamente basato sui sogni, e “La Bombe Familiale” storia che vedeva una spropositata ed esagerata proliferazione di bombe ovunque. In seguito scriverà di vicende sempre in bilico su questo confine con il sinistro e l’assurdo, come “Guerra di Demoni”, “Urani, la città dei brutti sogni”, “La lettura delle Rovine”, “Le Capitaine écarlatte”, dove Storia Mito Ricordo e Sogno si fondono continuamente in una visione davvero unica. Quando trovai “Les Incitents de la Nuit” (la sua prima opera che lessi), rimasi catturato all’istante da quelle creazioni, davvero insieme buffe e oscure, piene di riferimenti grafici alle vecchie illustrazioni dei libri ottocenteschi sul fantastico, e a certa iconografia esoterica, il tutto sintetizzato da un tratto dei più semplici e netti, rigorosamente in bianco e nero. Il signor Lhom che si aggira travestito da yeti nel paesaggio infinito della sua gelida libreria, e i cercatori riparati per la notte sotto una pila di libri, sono fra le mie scene preferite in assoluto in un fumetto. C’è la magia e l’arguzia di un’infanzia non comune in tutte le sue storie: l’Angelo della Morte, il Messia in Incognito, Emile Travers, il libro dell’Abisso, i malviventi parigini… E’ solo qualche tempo dopo che vengo a scoprire cos’è che ha segnato la sua infanzia, il suo lavoro e tutta la sua vita, per sempre. Con il primo volume de “Il Grande Male”, l’autore rivela le origini di quello che è stato il male della sua famiglia. E crea uno dei massimi capolavori riconosciuti nella storia del fumetto. Vediamo David B. (che allora si chiamava Pierre-François, o meglio Fafou) assistere alla prima delle crisi epilettiche che si rapiranno periodicamente suo fratello, nel corso di tutti gli anni a seguire. Fafou ha 5 anni, Jean-Christophe 7. Da lì inizia la loro lotta e la loro personale scalata al Grande Male (L’Hascension du Haut Mal è il titolo originale appunto, che riprende il nome con cui veniva chiamata l’epilessia in Francia durante il Medioevo). Jean- Christophe passa dalle crudeltà della scienza alle inutilità esoteriche a cui si rivolgono i genitori nei più disperati tentativi di guarirlo. Ma il libro, diviso in due volumi, non racconta solo di questa vicenda e narra allo stesso tempo di come l’autore abbia creato il suo proprio mondo, la sua poetica e mitologia personale, per sfuggire alla bestia che perseguita e domina il fratello senza tregua. Per non caderne vittima a sua volta. Fafou diventa un ragazzo sempre più chiuso in se stesso, indaga le guerre come “le crisi epilettiche dell’Umanità”, alla ricerca delle radici della sua famiglia e ossessionato dai disegni, e nonostante sia una storia profondamente dolorosa, non c’è traccia di sentimentalismo o auto-indulgenza, è invece feroce, dolce, ironica e anche potentemente comica in molte parti, in cui David B. si mette a nudo davanti al lettore senza alcun pudore o pietà per se stesso e chi gli sta vicino. Le invenzioni visive sono di una fantasia unica ma piene di richiami, come nelle sue opere precedenti, e i volumi(soprattutto il secondo) sono sconvolgenti da subito, appena aperti, con i loro disegni così delicati e potenti che si stagliano nel nero e danno una forma visiva all’inesprimibile. Sono sicuro che questo potrebbe essere un libro in grado di far capire a chiunque, forse con uno shock, quali sono le grandissime potenzialità artistiche e letterarie del Fumetto. E anche se il mio giudizio è estremamente di parte, credo che di recente sia difficile trovare un’opera più intensa, complessa e sincera, in qualsiasi altro mezzo d’espressione.

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