martedì 1 novembre 2005

Colazione da Tiffany, di Truman Capote

Autore: Pietro Ortolani - ViceDirettore Esecutivo di 4rum.it

Raffinato frequentatore del jet-set, modernissimo comunicatore, ostentato omosessuale e acutissimo critico dei suoi tempi, Truman Capote è una delle figure più interessanti della narrativa americana; Colazione da Tiffany racchiude, in cento pagine scarse, il meglio della sua Arte. E’ difficile, per il lettore, non provare fin da subito una strana curiosità per la giovane protagonista, il cui biglietto da visita recita: Signorina Holly Golightly, in transito. E, a pensarci bene, Holly fa proprio ciò che il suo biglietto suggerisce: transita per il mondo della città, dell’ipocrisia borghese, delle convenienze sociali senza venirne minimamente toccata, penetrando negli ambienti dell’alta società solo per sfruttarli a suo vantaggio, mantenendo sempre intatta la sua fanciullesca moralità e la sua carica vitale. Sulla scrittura di Capote c’è ben poco da dire: è perfetta; pochi autori sono capaci di descrivere così icasticamente in poche righe, di scrivere dialoghi così azzeccati e ben modellati sul personaggio, di creare atmosfere inconfondibili con la semplice evocazione di qualche particolare. Per averne un esempio, basta leggere l’incipit del romanzo, che suscita immediatamente un senso di curiosità nei confronti di Holly e introduce il lettore nel surreale sottobosco di una New York scossa dalla guerra. Ed è proprio questa la New York in cui, di lì a pochi anni, nasceranno una cultura, un’arte e uno stile di vita nuovi, creativi, “pop”: è la New York “alternativa” che Andy Wahrol saprà mettere sotto i riflettori. Tutto questo, il vecchio Capote l’aveva già capito, e non a caso Holly sembra uno dei personaggi che Lou Reed descriverà nel suo capolavoro Transformer, diversi anni dopo. Temi assai affascinanti, insomma, che affondano le loro radici in tempi abbastanza lontani: avete mai sentito parlare di un certo Nelson Algren? Anche lui, già negli anni Trenta, seppe raccontare quest’America diversa. Il suo romanzo più famoso, decisamente da riscoprire, si intitola A walk on the wild side. Ricorda niente?

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