sabato 19 novembre 2005

The Clash

Autore: Matteo Pennati

The only band that matters

1975-1976. Dagli Stati Uniti iniziano ad arrivare anche in Europa gli echi di un nuovo movimento, molto lontano dal rock tradizionale e rappresentato da gruppi come Ramones, The Television, e la prima Patti Smith. In Inghilterra, più precisamente a Londra, intorno al negozio di McLaren, cominciano a riunirsi giovani dall’ abbigliamento e dall’ aspetto assai provocatorio; tra questi si fanno anche notare Steve Jones e Paul Cook (futuri membri dei Sex Pistols). Intorno a questa boutique dunque, comincia a germogliare,per poi esplodere, quello che sarà il movimento Punk.In questo contesto si avvicina alla musica un giovane ragazzo di Clapham, South London, amante dei The Stooges e dei New York Dolls,di nome Mick Jones. Sarà proprio lui a dare vita, passo dopo passo, ai The Clash. Adesso per fare musica non è più necessario essere virtuosi e abili musicisti; velocità, passione, trasgressione e furore sono gli elementi che caratterizzano la nuova scena musicale . La band, sotto L’abile regia e il duro lavoro di Jones è ormai formata: Mick Jones(chitarra), Joe Strummer(voce), Paul Simonon(basso), Keith Levene(chitarra) e Terry Chimes(batteria). I Clash fanno il loro debutto a Sheffield,nel 1976, come spalla ai Sex Pistols; l’ esibizione è però poco fortunata, anzi è un vero e proprio insuccesso. Strummer e Jones però non si disperano e si ributtano con decisione su nuovi pezzi, inconsapevoli del successo che, nel giro di pochi anni sarebbe giunto, successo che avrebbe fatto di loro “The only band that matters” ( così definiti dai fans).Il primo album, uscito nel 1977 e intitolato semplicemente “The Clash”, rivela immediatamente la vera natura della band.Non lo si può definire semplicemente punk: se in questo disco c’è qualcosa di punk, è la breve durata dei pezzi e la semplicità tecnica(pochi accordi e nessun assolo), ma sono evidenti i riferimenti stilistici a gruppi come Rolling Stones, The Who e al reggae jamaicano. Inoltre emerge un altro elemento, che rende diverso “The Clash”, ovvero la maggior complessità, in certi casi, dei testi; bisogna infatti dire che Strummer e compagni provenivano dalle scuole d’ arte, e non erano ragazzi di strada come ad esempio i Sex Pistols. Questo non significa che vadano posti su un gradino più elevato e più “nobile”; voglio solamente dire che, pur nascendo all’ interno del Punk, non rimangono imbrigliati nei suoi confini, ma vanno ad attingere a tratti, sfumature di altri generi musicali. Certamente non potevano darsi un nome migliore,”Clash”, ovvero “Scontro”: infatti proprio questo sono, un’ onda d’ urto, che si abbatte sulla società inglese e sul mondo della musica.
Il secondo album, “Give ‘em enough rope”, rappresenta un vero passo falso: vengono quasi del tutto abbandonate le tonalità e la rozzezza degli esordi, che sebbene non fossero l’ unico elemento caratterizzante le sonorità dei Clash, ne erano il fondamento e il punto di partenza. IL grande successo però torna con il lavoro successivo, “London Calling”: è ormai maturata la mentalità della “grande band”. Questo disco, definito l’ album “americano”, apre loro le porte del grande pubblico, sono ormai lontani i tempi trascorsi a Camden Town, in pieno spirito punk.In “London Calling”, Jones e gli altri riescono a passare molto abilmente dallo swing al reggae, dallo ska al rock; se questa pluralità di stili da un lato conquista il pubblico americano e porta ad enormi vendite, dall’ altro suscita la rabbia dei punkers londinesi, che si sentono ormai traditi. Questo disco è considerato dalla maggior parte della critica l’ apice del percorso artistico dei Clash: grazie a“london Calling” entrano, a pieno diritto, nella storia della musica. Certamente è un ottimo lavoro che però, a mio avviso, è stato estremamente sopravvalutato; se c’è un album, con cui la band entra nella storia, questo è senza dubbio “The Clash”: il punk entra in contatto con altre esperienze, abbandonando la solita chiusura, e dando così vita a canzoni che sono l’ immagine di una realtà, molto più ampia di quella presente intorno al negozio di McLaren. Nel 1980 esce il maggiormente politicizzato , “Sandinista”: la politica è sempre stata presente, ma qui gioco un ruolo centrale, forse a discapito della qualità musicale. Due anni dopo fu pubblicata(1982) l’ ultima opera che sia degna di andare sotto il marchio clash:”Combat rock”.I contrasti tra Strummer e Jones sono ormai insanabili e la fine è dietro l’ angolo. Questo è probabilmente il grande limite dei Clash: a differenza di gruppi come Led Zeppelin, Velvet Underground, Rolling Stones, non sono mai riusciti a staccarsi dall’ epoca storica, in cui sono vissuti; sono e saranno sempre ascoltati con il ricordo al movimento punk, e mai come un gruppo che ha per segno distintivo solamente la propria musica.

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