venerdì 18 novembre 2005

Be with me

di Eric Khoo

Una rete di storie che ruotano attorno ai temi dell’amore, della speranza e del destino. I protagonisti conducono vite separate ma sono uniti da un desiderio comune: stare con la persona amata. Tutti i personaggi sono fittizi tranne uno, Teresa Chan, una coraggiosa donna cieca e sorda la cui vita ha ispirato il film.

Non ci si sarebbe mai aspettato un risultato simile da un regista di Singapore, paese che vanta ben poche produzioni cinematografiche; dopo il coreano Kim Ki-duk, anche Khoo torna a sorprendere il pubblico con un linguaggio silenzioso, emotivo, puro. Dopo la doverosa tappa di Cannes, Be With Me approda a Torino, divenuto subito uno dei film più acclamati del festival. Riguardo la genesi di questo film corale, è necessario tornare al 2003 quando la stesura delle storie che ruotano intorno alla protagonista era ormai completa, ma priva di un filo conduttore definitivo; a questo punto entra in scena Teresa Chan, anziana signora il cui eterno castigo, come lei stessa lo definisce, viene descritto nella sua autobiografia dalla quale il regista ha attinto per portare alla luce, sentimenti e paure dei personaggi. Molte immagini e tanto silenzio descrivono le persone, perchè ormai le parole non possono colmare il vuoto che le riempie; due di loro troveranno la pace nella morte, mentre l’ultimo dei protagonisti, che da poco ha perso la moglie, e Teresa (interpretata da se stessa) si incontreranno per non separarsi mai più, legati dalla sofferenza,dalla speranza, dall’amore. Per tutta la seconda parte del film, sopra le immagini, scorre come un sottotitolo l’autobiografia della donna, sempre pronta a credere in se stessa e a difendere la propria dignità; ma non c’è suono, non c’è voce, ed è qui che il vero valore del film viene fuori: Be With Me parla una sola lingua, che tutti possono comprendere, quella di Teresa Chan.

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