sabato 19 novembre 2005

1789-1968-2005

Autore: Matteo Pennati

Parigi centro propulsore delle rivoluzioni europee

Il 28 settembre due ragazzi di origine maghrebina sono morti fulminati in una cabina elettrica, mentre fuggivano dalla polizia; è stata questa la goccia, che ha fatto traboccare il vaso. Da qui sono iniziate infatti le violente “insurrezioni” che hanno messo in ginocchio, prima Parigi, e poi l’ intera Francia. Sembra che la situazione stia lentamente migliorando, ma la grande portata di questi scontri dovrà far riflettere il Governo francese, e soprattutto l’ intera Comunità Europea. Atti di gratuità violenza, semplice tempismo? No, purtroppo non è così: alla base delle rivolte parigine stanno motivazioni e cause molto più profonde. Siamo di fronte ad un’ amara realtà: il modello di integrazione europeo è fallito. In questi venti giorni mi è capitato di assistere a superflue discussioni, incentrate sul dovere morale di condannare questi eventi: il punto cruciale non è questo. La lente di ingrandimento va spostata sul “perché”, sul degrado sociale che aleggia intorno a quelle persone, che in tutta Europa vivono emarginate, senza alcuna prospettiva e soprattutto prive della possibilità di far sentire la propria voce. Dalle grandi città ai piccoli paesini la nostra società ha una zona d’ ombra, dove vivono immigrati, disoccupati, drogati, persone non accettate nelle zone di luce; questo è il disagio socio-culturale da cui è emanata la furia delle periferie francesi. Una rivoluzione priva di slogan e richieste, non guidata da alcuna elite, ma portata avanti da masse di individui, soli e che non si sentono rappresentati da niente e da nessuno, ma che non avendo alcuna speranza, si scagliano contro quella società, che mai li ha accettati e che sempre li ha relegati negli angoli più oscuri delle città. Il fenomeno non riguarda la sola Francia ma tutto il Vecchio Continente: segni di contagio sono stati già rilevati in Olanda, Belgio, Svizzera e Grecia. Estremamente stupido sarebbe pensare che la rivolta non riguarda anche noi italiani: o le zone d’ ombra vengono eliminate oppure essa toccherà da vicino anche il nostro territorio. Perché tutto ciò è esploso oltralpe? Innanzitutto un certo Gian Battista Vico parlava dei corsi e ricorsi storici: Parigi storicamente infatti è il punto di partenza di tutte le grandi rivoluzioni e movimenti socio-politici; qui sono sempre maturate le esigenze di cambiamento e rottura. Un’ altra motivazione può stare nel fatto che, mentre in Italia si ha un’ immigrazione di prima generazione, in Francia tale evento è maggiormente consolidato . Il tunisino che approda nel nostro paese, ha come principale preoccupazione quella di trovare un lavoro, regolarizzarsi, mettere da parte dei soldi e ricostruirsi una vita: è ancora presente la fiducia verso il futuro. Al contrario il sedicenne di origine maghrebina, che abita l’ hinterland parigino, vive nella miseria culturale e nella emarginazione, e tutto ciò viene aggravato dal patrimonio ereditato: i soprusi, le difficoltà subite dal padre. La conseguenza è che il giovane ragazzo non vede sbocchi e vie d’ uscita, non crede nel domani; proprio qui nasce e fiorisce il seme della violenza.
Il Governo Chirac ha risposto con vigore e decisione a questa ondata di rappresaglie; la “cura Sarkozy ” ha soddisfatto le aspettative dei francesi: 3000 ragazzi arrestati, 120 provvedimenti di espulsione, coprifuoco in tutti i comuni colpiti. Sulla bandiera blue, bianca e rossa fino ad oggi erano impressi l’ uguaglianza e la fraternità: bé forse le cose vanno un po’ riviste. Bisogna che l’ Unione Europea valuti molto attentamente tutto ciò che è avvenuto; non cadendo nell’ errore di considerare questi episodi come semplici forme di vandalismo, deve prendere coscienza delle sue colpe, e da qui ripartire per illuminare le molte ombre presenti nella sua società.

0 commenti: