domenica 30 ottobre 2005

White Noise . Capolavoro del Noninteressante

Autore: Francesco Zavattari - Direttore di 4rum.it

Quando 4rum.it sarà ufficialmente aperto al pubblico, White Noise sarà, per fortuna, già uscito dalle sale. Questo è un appello a tutti coloro che, vedendone il DvD in offerta a 9,90 € al supermercato, fossero tentati a compiere il malaugurato passo dell’acquisto. Il valore commerciale di W.N. è da stimarsi in tale modo: Supporto DvD (1,50€), custodia in plastica (0,50€), copertina (0,10€). Totale: 2,10€ Qualsiasi richiesta superiore non è nemmeno da prendere in esame. Il film è spinto da una miscela pericolosissima e ingannevole: un trailer ben confezionato (senz’altro più dell’intero prodotto), una buona pubblicità e soprattutto il trattamento di tematiche interessantissime; come resistere ad informarsi su dimensioni parallele che s’intrecciano per mezzo di spiriti (più o meno carini) che per mezzo di video e audio elettronici ci mandano messaggi interferendo direttamente con le nostre vite. Il tema è tanto scontato quanto intrigante, perché non ammetterlo. Così ecco sedermi sulla poltrona, una di quelle da maledetto multisala, che almeno in parte riesce ad alleviare la mia sofferenza che di lì a poco sarebbe esplosa. Un film non può essere valutato sulla base dei primi due minuti, mi convinco quindi che dovrò attendere la fine per dare un mio giudizio e confermare quel cattivo sentore di boiata (a voler usare un francesismo) che dalle prime 3 inquadrature comincia a pulsare prepotente. No! E’ troppo presto per pensare che chiamare regia quella cosa che sta gestendo le scene, risulterebbe un ridicolo eufemismo e un’offesa a gente tipo Griffith o Godard che hanno spesso ragionato su come plasmare in arte tale disciplina. E’ presto per affermare che la recitazione è proprio quella classica stile fiction italiane, che ha il gran merito di risvegliarti ancestrali stimoli di violenza e ossessione. E’ forse troppo presto per constatare anche che la fotografia è curata da un non vedente, l’audio da un allievo del primo anno del corso parrocchiale per fonici in erba, la sceneggiatura… (no, forse non c’è sceneggiatura!?) e il montaggio da un eremita vissuto in solitaria dalla nascita, arrivato in città e imbattutosi per caso in uno dei programmetti di editing video per famiglie dove crei filmatini dal titolo “Il suo più bel compleanno!”, in cui si passa dal primo piano della torta a quello della bambina per mezzo di transizioni a stelle multiple o a tendina, magari leggermente abusate ma di sicuro impatto visivo. (?). C’è solo un modo a questo punto (trascorsi circa 30 minuti pieni di “film”) per evitare la crisi; fingermi normale fruitore di un cinema per coppiette in cerca di un po’ di adrenalina a gettone. Decido così di tralasciare i tralasciati e basilari aspetti tecnico-compositivi e mi tuffo completamente ed esclusivamente nella storia. Il mio però è un tuffo doloroso in una piscina vuota perché, accidenti… la storia non esiste. Non esiste e ancor peggio, quei pochi schizzi impazziti di (sono certo incalcolata) logica e funzionalità narrativa, finiscono per chiudersi in arabeschi dai risvolti incomprensibili e dagli inesistenti collegamenti. Niente nel film è giustificato da niente e nessuna sub.storia che tenta di nascere viene chiusa logicamente o lasciata all’aria in maniera volutamente interessante. A questo punto, rischiando di apparire io stesso come poco chiaro nelle posizioni, rifletto che forse consiglio la visione di questo film, come manuale dell’anticinema, dell’antinarrazione, dell’antiprincipiobasilare intorno al quale ruota la goduria che il cinema è capace di infondere. Va detto però che il modo di vivere il Cinema è e dev’essere qualcosa di soggettivo. Nessuno inoltre è qui per far falò delle pellicole, anche se, come nel caso in questione, coperchio metallico (o pizza che dir si voglia) e qualche metro di celluloide rappresentano il massimo valore dell’opera.

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