domenica 30 ottobre 2005

L'odore del sangue di Martone

Autore: Pietro Ortolani - ViceDirettore di 4rum.it

di Mario Martone

E’ ormai disponibile in home video l’ultimo film di Mario Martone, L’odore del sangue, interpretato da Michele Placido e Fanny Ardant. Per chi non lo conoscesse, Martone è un tipo simpatico che si aggira per tutti i festival cinematografici d’Europa con gli occhialetti di bachelite, l’aria un po’ sconvolta e delle belle donne a braccetto. In questa pellicola, ci racconta la storia di uno scrittore affermato in crisi esistenziale (Placido) che da tempo sta avendo una relazione clandestina con la scontrosa stalliera Lou, mentre sua moglie (Ardant) scivola in una torbida liason con un misterioso giovane neofascista. Facile capire che tutto finirà in tragedia. Il regista ci consegna un film visivamente assai prezioso, ma inficiato da enormi difetti. I riferimenti sono nobilissimi: dall’incomunicabilità di Antonioni al Pasolini di Teorema. D’altra parte, inutile negare l’assurdità della trama e l’inverosimiglianza di molte situazioni. I dialoghi, poi, sembrano essere una sorta di raccolta di aforismi: frasi dense di significato, quasi didascaliche nel loro intento introspettivo, ma che nessuno pronuncerebbe in una conversazione estemporanea. Certo, si tratta di un film onirico, di un’opera “simbolica”; tuttavia, si rimane quantomeno perplessi nel vedere la signora Ardant impegnata in una scena di fellatio talmente improbabile da sconfinare nel rock’n’roll acrobatico, per non dire nel ridicolo. Eccesso di letterarietà, insomma: uno scrittore alla Milan-Kundera-de-noantri che passeggia nei boschi per cercare il senso dell’esistenza, una taciturna stalliera che si chiama Lou, manco fosse un chitarrista newyorchese o la figlia di Asia Argento, e la lista potrebbe continuare. Detto questo, rimane senza dubbio un film interessante, problematico, da vedere: meglio un Odore del sangue che mille Manuali d’amore. Permettetemi solo una piccola pulce nell’orecchio: questo Michele Placido che insegue la grande opera d’arte a tutti i costi, lontana dal mainstream, sperimentale, non è un po’ troppo simile a quella caustica caricatura d’intellettuale che lo stesso Placido aveva interpretato in Caterina va in città?

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