mercoledì 29 giugno 2005

Intrigo Internazionale

Di Alfred Hitchcock, con Cary Grant. Thriller, USA 1959

E’ davvero difficile scrivere qualcosa di nuovo su Intrigo Internazionale: se non ci fosse stato questo film, John Woo lavorerebbe in una friggitoria e David Fincher sarebbe un impiegato di banca. Se non ci fosse stato questo film, il sottoscritto non saprebbe come trascorrere le domeniche d’inverno. Insomma, senza troppi giri di parole: se non l’avete mai visto, è decisamente arrivato il momento di rimediare.

La trama: Cary Grant è un pubblicitario di successo che viene accidentalmente scambiato per un agente dei servizi segreti e si trova suo malgrado coinvolto in un’intricatissima vicenda, nella quale tutti lo vogliono morto e nessuno è quello che sembra. Con l’aiuto di un’affascinante doppiogiochista tenterà, per tutti i 136 minuti della pellicola, di salvarsi la pelle. Intrigo internazionale è l’archetipo dei film in cui un uomo innocente si trova coinvolto in un’enorme macchinazione, apparentemente incomprensibile, da cui potrà uscire solo contando sulle proprie forze (ricordate The Game di Fincher, con Michael Douglas? In confronto, sembra il super8 delle vacanze in Versilia della nonna).

Secondo il modesto parere di chi scrive, il motivo per cui Intrigo internazionale è un’opera così riuscita va ricercato nell’abilità con cui Hitchcock mischia i generi: c’è il film d’azione (il finale a Mount Rushmore), c’è la commedia romantica (le scene sul treno), c’è il comico puro (le scene con la madre), c’è la storia di spionaggio (i continui voltafaccia dell’enigmatica bionda, figura ricorrente della poetica hitchcockiana), c’è il giallo classico (la scena al palazzo di vetro) e, addirittura, c’è il film surreal-metafisico (la lotta contro l’aeroplano nella campagna deserta). C’è un po’ di tutto, quindi piace a tutti. In ogni istante, la sceneggiatura è supportata da una qualità eccelsa nella scrittura dei dialoghi, cosa cha al giorno d’oggi sembra pressoché dimenticata. E poi, non nascondiamoci dietro a un dito: chi non rimane affascinato, vedendo Cary Grant che, nonostante le mille vicissitudini, continua a sfoggiare il suo completo color carta da zucchero con impareggiabile eleganza?


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