giovedì 30 giugno 2005

Buffalo '66

Autore: Pietro Ortolani, Vicedirettore esecutivo 4rum.it

Di Vincent Gallo. Con Vincent Gallo e Christina Ricci. Drammatico, col., USA 1998

Buffalo ’66 segna, nel 1998, l’esordio alla regia di Vincent Gallo, che è anche protagonista, sceneggiatore e autore di parte della colonna sonora. Ed è un film folgorante, pieno di idee, da vedere assolutamente: insieme a Magnolia e ad American Beauty, lo si può considerare il drammatico americano migliore del passato decennio. La storia: Billy (Gallo) ha passato cinque anni in prigione per un crimine che non ha commesso e ne esce stordito, solo, disperato e intenzionato a vendicarsi contro l’indiretto responsabile del suo arresto. Non sa dove andare, non ha un tetto: decide di tornare dai suoi ottusi e grotteschi genitori (Ben Gazzara e Angelica Huston), che non sanno nulla del suo passato e, anzi, lo credono felicemente sposato. Il protagonista rapisce una ragazza (Christina Ricci), la convince a spacciarsi per sua moglie e si presenta a casa dei suoi, dove però non trova accoglienza. L’affetto, incredibilmente, gli arriverà proprio dalla ragazza rapita: tra i due nasce un rapporto sbilenco e dolcissimo, tra tavole calde di periferia e motel a basso costo. Si tratta di una narrazione molto semplice, che ruota intorno a una manciata di nuclei narrativi forti (l’uscita di prigione, l’incontro con la ragazza, l’arrivo a casa, la visita al bowling) e procede accumulando solitudini “hopperiane” in un crescendo drammatico che, inaspettatamente, sfocia in un lieto fine catartico e per nulla sdolcinato. Oltre ai dialoghi scritti con sapienza e al taglio dell’immagine mai banale, il film brilla per alcune trovate davvero geniali, come gli originalissimi split screen e l’uso delle musiche (folgorante il montaggio della scena del topless bar con il sottofondo di Heart of the sunrise degli Yes). Se ne esce commossi e sollevati: sono ormai rari i casi in cui il cinema statunitense riesce a comunicare emozioni con una tale intensità. E’ un’America minore, una storia sommessa di beautiful losers: potremmo immaginare questo film come un contraltare tragico di ciò che Il grande Lebowski rappresenta in tono di commedia. Una curiosità: la casa dei genitori di Billy è veramente quella in cui Gallo ha trascorso la sua infanzia.

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