sabato 31 luglio 2010

Toy Story 3 - Lee Unkrich

Autore: Giacomo Lamborizio - Vice direttore esecutivo di paperstreet.it

La Pixar ha deciso per questa stagione di proporre nelle sale di tutto il mondo il ritorno di Toy Story. A quindici anni da quel folgorante esordio digitale al fianco della Disney la casa di Emeryville, dopo un primo sequel nel '99 ricordato come il più debole titolo della sua filmografia, ripresenta in grande stile Woody, Buzz e tutta l'eterogenea compagnia di giocattoli.


Andy è ormai cresciuto e i suoi ultimi giochi languiscono dimenticati in una cassapanca sognando di poter essere usati ancora una volta. Ma il ragazzo è in partenza per il college e loro, dopo esser stati salvati da Woody dal camion della spazzatura, finiscono regalati all'asilo Sunnyside. Lì sono accolti dall'orso di peluche Lotso che gli mostra come si trovino di fronte alla realizzazione del loro ideale: finalmente torneranno a giocare. Ma Woody non ha intenzione di rinunciare al “suo” bambino mentre l'asilo non tarda a mostrare il vero volto: i vecchi giocattoli lo gestiscono con piglio autoritario lasciando gli altri in pasto alla furia degli infanti. I nuovi arrivati dovranno fare del loro meglio per tornare a casa prima della partenza di Andy con una fuga spettacolare e disperata.

La Pixar ancora una volta non delude e presenta la sua pellicola più cupa, in cui il titolo scelto per l'edizione italiana, La grande fuga, rivela in maniera fin troppo palese molti dei punti di riferimento culturali e cinematografici del film. L'asilo in cui finiscono imprigionati i giocattoli di Andy non è però metafora del lager (come l'allevamento di quel piccolo capolavoro forse dimenticato che è Galline in fuga) quanto di una più moderna società totalitaria dal volto umano fondata sull'illusione del benessere. L'orsacchiotto Lotso, il Caro Leader del Sunnyside, è il primo vero supercattivo Pixar: autentica anima nera, personificazione del male profumata alla fragola per coprire forse la puzza di zolfo. I risvolti quasi horror (già presenti con il bambino dei vicini nel primo episodio) sono ancora più forti e la corsa a perdifiato verso casa pare davvero interrompersi di fronte alla morte, accettata come inevitabile prima del classico “arrivano i nostri” e del commovente finale.

Toy Story 3 viene così a costituire con Up un ideale dittico sul tempo. Entrambi i film hanno al centro la difficoltà dei protagonisti di confrontarsi con l'inesorabile passare degli anni. Come il vecchietto rinchiuso in una casa-tempio alla memoria di una felicità perduta così i giocattoli vecchi e impolverati, ormai pronti per la soffitta, sognano un ritorno impossibile dei tempi in cui erano “giocati”. Anche qui assistiamo a un passaggio del testimone, lo stabilimento di un contatto tra generazioni all'insegna della necessità di assaporare sempre la bellezza e la semplicità delle piccole cose, quelle che rendono una vita degna di essere vissuta: il tema fondamentale di tutta la produzione Pixar.

Sotto il profilo della tecnica e del linguaggio filmico questo film segna comunque un rallentamento dell'inesausta ricerca di Lasseter e compagnia dopo tre opere rivoluzionarie come Ratatouille, Wall-E e Up, capolavori rispetto ai quali nel complesso questo Toy Story resta un gradino sotto. La principale novità, l'introduzione del 3D, appare davvero limitata e povera di significato, nient'altro che una concessione al marketing. Appuntamento rimandato per vedere spinte all'estremo le potenzialità di questa tecnologia, impresa certamente alla portata dei geniali californiani.

Toy Story rappresenta comunque un'ulteriore, ennesima, conferma: non c'è in questo momento qualcun'altro che faccia cinema con una tale continuità a simili, altissimi, livelli. Quindici anni, undici lungometraggi, quasi solo capolavori per questa “autorialità collettiva”, già omaggiata l'anno scorso dal Leone alla Carriera della Biennale di Venezia, che ci regala ogni anno davvero un viaggio nel cinema del terzo millennio, con buona pace di Avatar.

giovedì 29 luglio 2010

Don Gallo - Il ricordo di De André, la chiesa oggi, gli errori dei giovani

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I colleghi di Paper Street hanno incontrato Don Gallo, allo star box della Cgil di Alessandria, poche ore prima del suo compleanno.

Buona visione!

martedì 27 luglio 2010

"Assolutamente nulla" - Regia di Lucio Laugelli

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4rum.it presenta con piacere l'ultimo audiovisivo realizzato dalla Middle Crossing (casa di produzione indipendente, spin-off del sito partner Paper Street).

Il corto ha la regia di Lucio Laugelli, la post-produzione di Marco Calabrese e offre le interpretazioni di Giulia Penna e Mattia Vinci.

Le riprese sono state effettuate alla fine di aprile 2010. Dopo una settimana di montaggio il lavoro è ora on-line pronto per affrontare la trafila dei festival, dei concorsi e delle rassegne.


“Marble Night” al Lu.C.C.A.

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Proseguono gli “Special Wednesday” al museo lucchese con una serata dedicata al marmo e alla sua lavorazione

Secondo appuntamento, il 28 luglio 2010, con gli speciali mercoledì del Lu.C.C.A. questa volta tutto dedicato al marmo e alla sua lavorazione. Ospite d'eccezione Fiammetta Vanelli di Statuaria Arte che dalle ore 21,30 ci guiderà alla scoperta di questo nobile materiale attraverso racconti, installazioni e workshop.
Al piano terra del museo verrà infatti proposta una piccola esposizione di opere in marmo realizzate nel suo laboratorio mentre nel seminterrato troverà spazio un workshop per illustrare i metodi di lavorazione del marmo. Un'occasione per avvicinarsi al mondo della scultura e in particolare delle cave di Carrara attraverso l'esperienza diretta degli scalpellini della Statuaria Arte e di Fiammetta Vanelli, giovane imprenditrice che dal 1998 ha deciso di continuare la tradizione di famiglia nel settore della lavorazione del marmo portando avanti un'azienda che è al contempo un laboratorio artistico, una scuola di scultura e una galleria d’arte. Una realtà relativamente recente che ha visto crescere consensi intorno a sé grazie anche alla collaborazione di artisti di fama nazionale ed internazionale come Matthew Spender, Marco Borgianni, Ogata Yoshin, Rudy Wach, Giancarlo Franco Tramontin, Ivan Messac, Angelo Micheli e giovani scultori come Michele Barattini, Adriano Ciarla, Marco Ravenna e Mario Tapia e molti altri.
Dall'estro e dalla creatività di Fiammetta Vanelli è nata, nel 2006, anche una collezione di gioielli in marmo che porta appunto il suo nome, “Fiammetta”, e che verranno esposti nel museo a dimostrazione delle molteplici possibilità artistiche di questa pietra che può trasformarsi in un prezioso oggetto da indossare, complemento di eleganza e bellezza.

Ai piani superiori, per chi vorrà, sarà visitabile con ingresso ridotto a 5 euro l’esposizione “Piero Gilardi – Steve McCurry. Time after Time”. Esposte 20 opere dell'artista italiano Piero Gilardi e 16 celeberrimi scatti del fotografo e fotoreporter statunitense Steve McCurry. Ad ognuno dei due artisti è dedicato un piano del museo per un percorso che non vuole proporre un confronto tra i due artisti, ma un viaggio attraverso due diverse riflessioni sul tempo. A ingresso gratuito saranno la mostra “Giuliano Ghelli. Le vie del tempo” (Lu.C.C.A. Lounge e Underground) e la rassegna di videoarte “8 minuti dal Sole, 1 minuto dalla Luna” (Sala Videoarte). Dalle ore 21 alle 22,30 i genitori potranno usufruire del servizio di “baby-parking creAttivo” nella sala ludico-didattica.

mercoledì 21 luglio 2010

“Special Wednesday” al Lu.C.C.A.

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Al via il 21 luglio 2010 con l'inaugurazione del nuovo Lounge Bar gli speciali mercoledì del museo

Metti un mercoledì sera al museo e scopri il “lato B” del Lu.C.C.A.! Dal 21 luglio 2010, e per tutti i mercoledì estivi, dalle ore 19 il Lu.C.C.A. aprirà le porte a speciali serate a tema. Partirà infatti ufficialmente il nuovo contenitore culturale di intrattenimento by night che vuole coinvolgere lucchesi e non in originali, divertenti e rilassanti momenti di ritrovo, incontro e confronto. Ogni mercoledì sera si avrà anche la possibilità di visitare la mostra in corso a ingresso ridotto (ad agosto con visita guidata gratuita dalle 23 alle 24) e, per i genitori, di usufruire del servizio di “baby-parking creAttivo” nella sala ludico-didattica.

Con il primo appuntamento, mercoledì 21 luglio, si darà il benvenuto al nuovo Lounge Bar del museo che per l’occasione allestirà uno sfizioso e ghiotto buffet a partire dalle ore 19. Al piano terra si potranno così gustare una parte delle specialità culinarie che saranno poi proposte giornalmente ai visitatori del museo e scoprire i nuovi servizi della caffetteria. Sarà anche presentata la “Lounge Bar Special Card” che permetterà di accumulare punti per ottenere degli utili premi: ricariche telefoniche, I-pod e tanto altro ancora.
Ai piani superiori, per chi vorrà, sarà visitabile con ingresso ridotto a 5 euro l’esposizione “Piero Gilardi – Steve McCurry. Time after Time”. Esposte 20 opere dell'artista italiano Piero Gilardi e 16 celeberrimi scatti del fotografo e fotoreporter statunitense Steve McCurry. Ad ognuno dei due artisti è dedicato un piano del museo per un percorso che non vuole proporre un confronto tra i due artisti, ma un viaggio attraverso due diverse riflessioni sul tempo. A ingresso gratuito saranno la mostra “Giuliano Ghelli. Le vie del tempo” (Lu.C.C.A. Lounge e Underground) e la rassegna di videoarte “8 minuti dal Sole, 1 minuto dalla Luna” (Sala Videoarte).

“Special Wednesday”
Mercoledì 21 luglio 2010 dalle ore 19
Inaugurazione Lounge Bar con buffet
Visita mostra “Piero Gilardi – Steve McCurry. Time after Time”, ingresso ridotto 5 euro
Visita mostra “Giuliano Ghelli. Le vie del tempo” e rassegna di videoarte “8 minuti dal sole, 1 minuto dalla luna”, ingresso gratuito

Per info:
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art
Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca tel. +39 0583 571712 Fax +39 0583 950499
www.luccamuseum.com info@luccamuseum.com

Addetta Stampa Lu.C.C.A.
Michela Cicchinè

0583.492180 / 339.2006519
m.cicchine@luccamuseum.com

lunedì 12 luglio 2010

TIME AFTER TIME

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Piero Gilardi e Steve McCurry

a cura di Maurizio Vanni e Alessandro Romanini

10 luglio - 5 settembre 2010
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art (LU)

Comunicato stampa

Dal 10 luglio al 5 settembre 2010 al Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art si terrà la mostra “Piero Gilardi – Steve McCurry. Time after Time”, a cura di Maurizio Vanni e Alessandro Romanini. Esposte 20 opere dell'artista italiano Piero Gilardi e 16 fotografie del fotografo e fotoreporter statunitense Steve McCurry. Ad ognuno dei due artisti è dedicato un piano del museo lucchese, per un percorso che non vuole dunque proporre un confronto tra i due artisti, ma un viaggio attraverso due diverse riflessioni sul tempo.
La mostra “Time After Time” parte infatti dal presupposto che ogni individuo, a prescindere dal proprio momento storico, possa avere un rapporto oggettivo e soggettivo con il tempo. I due artisti manifestano l’intraprendenza di riflettere sul concetto del tempo che passa e che si dissolve, ma al tempo stesso, bloccando o ri-creando frammenti di vita, manifestano dimensioni di un tempo senza tempo. L'artista italiano ed il fotoreporter statunitense riescono a dare origine ad una lucida e solenne danza del tempo che suggerisce quanto l’agire umano possa essere condizionato dallo scorrere, più o meno controllabile, degli eventi.

Con i suoi “Tappeti-natura”, Piero Gilardi propone da una parte lo scorrere del tempo cronologico attraverso il passaggio delle stagioni e dei luoghi presi in considerazione; dall’altra un frammento di natura ricreato in vitro, ma con un Dna alterato, che richiama, ricorrendo al concetto di tempo esistenziale, a un ordine universale indispensabile per l’armonia di tutte le cose. I suoi “Tappeti-natura” corrispondono ad una personale rielaborazione del concetto di Natura che deve confrontarsi con la storia, con il presente in divenire, con lo spazio e con il tempo in progress della vita vera. “Spero di poter riunire tutti i tappeti che sto realizzando in un luogo largo e piano racchiuso da una cupola opalescente: in quell’ambiente rarefatto l’immagine di ogni tappeto comincerà a dilatarsi e deformarsi secondo un ritmo organico incomprensibile ma accettabile”.
Con i ritratti della “Ragazza afgana”, realizzati l’uno a distanza di diciassette anni dall’altro, di “Kuchi Shepherd” e di “Shepherdess”, Steve McCurry manifesta l’affascinante, imprevedibile e impietoso scorrere del tempo: “Era un momento preciso nel tempo, eppure oltre il tempo (…). Mi sono reso conto che si trattava della stessa ragazza. I suoi occhi avevano la stessa intensità (…). La pelle mostrava i segni del tempo, c’erano delle rughe, ma il suo aspetto era straordinario come 17 anni prima”. Immagini proposte insieme a scatti quasi meta-reali come “Taj Mahal Reflection”, “Camels in Oil Fire” e “Landscape with Horse” dove, invece, si rivelano i concetti di tempo primordiale, memoriale e ideale. La memoria di ogni luogo sembra essere violata dalla volontà di perpetuarne la sua storia attraverso la fantasia di chi lo percepisce e lo vive.

Steve McCurry
Nato a Philadelphia nel 1950, Steve McCurry studia cinema e storia alla Pennsylvania State University. Inizialmente pensa di dedicarsi alla realizzazione di documentari, ma comincia ben presto a collaborare come fotografo con un giornale locale. Dopo tre anni decide di recarsi in India dove rimane per due anni e compone il suo primo vero portfolio con immagini di questo viaggio. In seguito alla pubblicazione del suo primo lavoro importante sull'Afghanistan, collabora con alcune delle riviste più prestigiose: Time, Life, Newsweek, Geo e il National Geographic.
Inviato su mille fronti di guerra, Steve McCurry si è sempre spinto in prima linea rischiando la vita pur di testimoniare gli effetti e le conseguenze dei conflitti in tutto il mondo. Membro dell'agenzia Magnum dal 1985, vincitore di molti premi fotogiornalistici (tra cui due World Press Photo Awards), autore del celeberrimo reportage sulla ragazza divenuta icona del conflitto afghano sulle pagine del National Geographic nel mondo, Steve McCurry è uno dei maestri contemporanei del fotogiornalismo. Ogni suo ritratto racchiude un complesso universo di esperienze, storie, emozioni, dolori, paure, speranze. “Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te”, spiega McCurry. Steve McCurry ha fatto del viaggiare una sua dimensione di vita: “Perché già il solo viaggiare e approfondire la conoscenza di culture diverse, mi procura gioia e mi dà una carica inesauribile”.

Piero Gilardi
Piero Gilardi nasce a Torino nel 1942. Nel 1963, realizza la sua prima mostra personale “Macchine per il futuro”. Due anni più tardi realizza le prime opere in poliuretano espanso ed espone a Parigi, Bruxelles, Colonia, Amburgo, Amsterdam e New York.
A partire dal 1968 interrompe la produzione di opere per partecipare all'elaborazione tecnica delle nuove tendenze artistiche della fine degli anni '60: Arte Povera, Land Art, Antiform Art. Collabora alla realizzazione delle due prime rassegne internazionali delle nuove tendenze allo Stedelijk Museum di Amsterdam e alla Kunsthalle di Berna. Nel 1981 riprende l'attività nel mondo artistico, esponendo in gallerie delle installazioni accompagnate da workshops creativi con il pubblico.
A partire dal 1985 inizia una ricerca artistica con le nuove tecnologie attraverso l'elaborazione del Progetto “IXIANA” che, presentato al Parc de la Villette di Parigi, prefigura un parco tecnologico nel quale il grande pubblico poteva sperimentare in senso artistico le tecnologie digitali. Nel corso degli ultimi anni ha sviluppato una serie di installazioni interattive multimediali con una intensa attività internazionale. Insieme a Claude Faure e Piotr Kowalski, ha costituito l'associazione internazionale “Ars Technica”. Ha pubblicato due libri di riflessione teorica sulle sue varie ricerche: Dall'arte alla vita, dalla vita all’arte (La Salamandra, Milano 1981) e Not for Sale (Mazzotta, Milano 2000 e Les Presses du réel, Dijon 2003).
Attualmente sta promuovendo il progetto di un grande “Parco d’Arte Vivente” nel quale si compendiano tutte le sue esperienze relative al mutamento della natura dell’arte in senso relazionale.

In collaborazione con
Galleria ModenArte, Modena

Con il patrocinio di
Regione Toscana, Provincia di Lucca, Comune di Lucca, Fidam, Apt Lucca, Assindustria Lucca, Camera di Commercio di Lucca, Confesercenti di Lucca, Confartigianato di Lucca

Apertura al pubblico da sabato 10 luglio 2010
Chiuso 15 agosto
Orario mostra: dal martedì al sabato 10 - 19; domenica 11 - 20
Biglietti: intero 7 euro; ridotto 5 euro

sabato 10 luglio 2010

FESTIVAL CINERAMNIA 3D


A Teramo dal 19 al 31 luglio il primo festival italiano dedicato al cinema digitale e in 3D

Si tiene a Teramo dal 19 al 31 luglio 2010, il festival CINERAMNIA 3D, il primo Festival italiano dedicato al cinema digitale e al 3D stereoscopico, organizzato dal Cineforum Teramo in collaborazione con la Nuct - Scuola Internazionale di Cinema e Televisione - tra la più prestigiose realtà formative di alta specializzazione nel settore cinematografico e AV Magazine, rivista online di punta nel settore dell'audiovisivo. Numerose le sezioni previste che prevedono la partecipazione di produzioni cinematografiche del circuito indipendente nazionale: Lungometraggi, Documentari, Advertising, Corti, Trailer in 3D. Numerosi i premi previsti da questa gustosa edizione del festival, che premierà un film per sezione e assegnerà un ulteriore riconoscimento per il miglior lavoro indipendente in digitale, che riceverà una copia gratuita del proprio film in DCP del valore di 8mila euro.

Sono aperte le iscrizioni per le selezioni di CINERAMNIA 3D. Queste le sezioni del festival:
• Lungometraggi 3D;
• Documentari 3D;
• Corti 3D;
• Trailer 3D;
• Digitale Indipendente HD, per tutte le produzioni cinematografiche del circuito indipendente nazionale.

Forti dell'esperienza e del successo di coproduzione del film definito dalla stampa italiana il “Miracolo Italiano”, il Cineforum Teramo si mette alla caccia di opere di registi italiani indipendenti realizzate in digitale e ancora prive di una distribuzione.

Attento da sempre agli aspetti formativi e di divulgazione tecnica, CINERAMNIA 3D permetterà al pubblico di scoprire tutti gli aspetti del 3D attraverso l'incontro con esperti e professionisti del settore. Il Cineramnia LAB infine offrirà la possibilità di seguire lo sviluppo di un prodotto audiovisivo in 3D, dalla sua concezione fino alla proiezione pubblica.

Tutti i film e i cortometraggi in concorso saranno proiettati in contemporanea in numerose e selezionate sale digitali italiane e di concerto con i principali distributori italiani: 01 Distribution, Dreamworks, Medusa Film, Twentieth Century Fox Italia, Universal Pictures International Italy, Walt Disney Studios Motion Pictures italia e Warner Bros. Pictures Italia, grazie alla formula già applicata per la distribuzione de L'UOMO FIAMMIFERO, la Social Distribution (www.socialdistribution.org). Forti dell'esperienza e del successo di coproduzione del film definito dalla stampa italiana il “Miracolo Italiano”, il Cineforum Teramo si mette alla caccia di opere di registi italiani indipendenti realizzate in digitale e ancora prive di una distribuzione.

A Teramo una giuria tecnica composta da critici, stereografi e professionisti, valuterà le opere migliori . Accanto alla giuria tecnica ci sarà una giuria di ragazzi delle scuole medie e superiori che assegnerà un premio speciale al miglior film in 3D. Nella sezione lungometraggi 3D, verranno messe a concorso le migliori opere in 3D uscite in Italia tra cui alcune poco o nulla distribuite, selezionate dal comitato tecnico. Nelle altre sezioni stereoscopiche, con gli stessi principi, saranno proiettati e valutati anche cortometraggi, documentari e trailer 3D.

Durante le due settimane del festival, secondo la tradizione di Cineramnia, verrà realizzato un cortometraggio: la città si trasforma in un set, i suoi cittadini in attori, i professionisti del mondo del cinema e gli studenti di prestigiose scuole di cinema gireranno un cortometraggio che sarà proiettato a chiusura della manifestazione. Quest'anno il corto verrà prodotto in 3D e sarà il fulcro di numerose attività formative sul tema 3D.
Per informazioni: www.cineramnia.it

Cineforum Teramo "Lumière - Gianni Di Venanzo"
via Nicola Palma 12 - Teramo
tel/fax 0861-247350
www.cineramnia.it

Ufficio Stampa
Carlo Dutto

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domenica 30 maggio 2010

'Apple mania' o 'Apple follia'?

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All'indomani dell'uscita italiana del nuovo ambitissimo iPad proviamo a capire come e perché stiamo permettendo ogni cosa all'azienda di Cupertino.


Autore: Francesco Zavattari - Direttore di 4rum.it

Partiamo da un presupposto importante: chi scrive questo articolo stima Apple da molti punti vista, come la costante ricerca innovativa che ha saputo da sempre rinnovare e vitalizzare il mercato informatico e tecnologico in genere.
Detto ciò, quello che voglio esprimere non è tanto una critica alla società di Jobs e compagni, quanto una riflessione sulla piega che la fruizione dei loro prodotti ha lentamente (e nemmeno tanto lentamente) acquisito.

In principio fu l'iPod
Inutile negare che è questa la chiave di volta che spinge la Apple da società attenta a centinaia di migliaia di consumer in cerca di prodotti qualitativamente superiori alla media, a società con milioni di ordini per un pubblico diverso e variegato.
Andate a chiedere a chi possedeva azioni Apple nel 2001, cos'è accaduto dopo il 21 aprile di quell'anno in seguito alla prima presentazione del progetto iPod.
Con la nascita di questo apparecchio, la Apple acquisisce istantaneamente due meriti: il primo di aver rivoluzionato il modo di concepire la musica in movimento, il secondo di aver creato 'il prodotto perfetto' poiché amato da tutti. Dai maschi e dalle femmine, da quelli di destra e di sinistra, da giovani e meno giovani, dai global e no-global, da quelli che adorano il consumismo e da quelli che a cose normali indossano Adidas e non Nike, fanno la guerra alla Sony e alle altre grandi multinazionali mangiabambini ma che per l'occasione riescono però a chiudere un occhio, convincendosi forse che la società di Cupertino sia in realtà una piccola azienda a conduzione familiare e che il prodotto che tengono infilato nella tasca dei pantaloni peruviani comprati ad un mercatino ecosolidale, grazie al quale possono ascoltare ovunque i Modena City Ramblers, sia stato realizzato a mano da nonno Jobs e da tutti i suoi nipoti mentre cantano 'ehi-ho! ehi ho!' come i sette nani... Non pensano certo che in realtà venga realizzato dagli stessi operai cinesi i cui diritti stanno loro tanto a cuore in altre circostanze. Ad un prodotto così 'cool' si perdona tutto. Il prodotto perfetto, quindi, in grado di sconvolgere ogni tipo di preconcetto, di barriera e soprattutto di coerenza.
Beh, ad onor del vero già diverse aziende si stavano cimentando nella realizzazione di più o meno rudimentali apparecchi per la fruizione musicale priva di supporto (se non l'hard disk stesso), ma con iPod la Apple riesce a coniugare tre fondamentali elementi: qualità, innovazione e moda.
Moda: termine che a Jobs e ai suoi advisors sta a cuore più che a Dolce & Gabbana.
Da quel momento in poi è una escalation alla conquista dei mercati, con prodotti sempre migliori, più innovativi, più leggeri, più performanti sulla scia di questo straordinario filone.
La Apple smette di produrre oggetti semplicemente e potenzialmente utili e inizia a sfornare dei veri è propri 'Must'. Dei veri è propri status symbol contemporanei: negli anni '80 della Milano da bere un manager non era tale senza orologio sul polsino e gemelli Gucci? Oggi non lo sarebbe senza il suo prezioso gingillo Apple. E non vale solo per i manager ovviamente. Chiunque è potenzialmente un 'tossico Apple' sempre in attesa della prossima dose di adrenalina provocata dall'uscita del nuovo e migliore prodotto.
Attenzione però, perché stiamo permettendo loro davvero qualsiasi cosa.

Il fattore 'Microsoft'
Quand'è che un'azienda passa dall'essere amata e rispettata, all'essere odiata e criticata? Quando impone la propria egemonia in maniera torbida e scorretta che, a torto o a ragione, rimesta radicalmente l'opinione pubblica a lei rivolta.
E' il caso ad esempio di società quali Nestlè, Nike e, più nello specifico della Microsoft: stimata da molti ma odiata da moltissimi per i suoi comportamenti spesso valutati poco 'giusti' che negli anni ne hanno rafforzato ma reso più sporco il proprio assoluto monopolio in ambito informatico.
La Apple di questo ha sempre beneficiato, ritagliandosi uno spazio preciso come 'antagonista buono' di questa oscura corazzata. Ha così forgiato un proprio esercito di fanatici che attaccano l'adesivo della mela dietro l'auto e difendono a spada tratta l'operato di Jobs e compagni. Ad ogni costo: letteralmente.
Ma cosa succede quando il più debole diventa il più forte e dal più forte acquisisce i peggiori metodi di conquista?
Avendo acquisito una clientela principalmente di massa, Apple non si aspetta che essa sviluppi una 'coscienza critica' nei suoi confronti. E fa bene, perché tanto quella non lo fa sul serio.
Alla maggior parte dei clienti non importano determinate 'pecche' perché o non le conoscono, o non le capiscono e se le capiscono sono disposti a non tenerne conto in funzione della mania. Succede lo stesso in ogni grande scalata al potere: è successo con Microsoft, è successo con Google e sta succendendo con Facebook: lentamente Microsoft è sprofondata nelle critiche, Google ha perso una buona parte di credibilità e di aura positiva dopo molteplici notizie, ad esempio, di posizioni scorrettamente predominanti in ambito pubblicitario e assolute violazioni della privacy. Facebook vive adesso il suo apice di splendore come Apple, ma che succederebbe se lentamente noi della mandria iniziassimo a sviluppare la sopra citata 'coscienza critica'? Ogni allevatore sa che le mandrie funziono per influenze collettive: l'euforia provoca altra euforia così come la paura sortisce paura.
Che succederebbe se la mandria iniziasse a valutare determinate 'pecche'?

Le pecche di Apple che la nostra superficialità ha trasformato in loro punti di forza
Alcuni giorni fa, in attesa dell'uscita del nuovo iPad, che io stesso ho intenzione di acquistare, cerco di informarmi su vari siti e blog specializzati. Su uno di essi trovo il video di un tipo che sull'orlo dell'orgasmo, filma eccitato l'apertura della scatola contenente l'iPad appena recapitatagli a mezzo corriere: assuefatto in un estasi che sfiora la pornoapplemania, decanta come doti assolute tutto ciò che io reputavo in quel momento, osservando il filmato, una serie di notevoli carenze: all'interno della scatola (oltre ovviamente all'iPad) si trova solamente l'alimentatore, il cavo per il collegamento del dispositivo al computer e una sorta di bustina contenente probabilmente il manuale. Basta. Il tizio in questione decanta la cosa come un esempio eccellente di 'stile minimalista Apple'. Stile minimalista? Avete idea di quanto abbia risparmiato la Apple a non inserire niente in più, come ad esempio gli auricolari (che sono prontamente venduti tramite l'Apple store)? Ad un'altra società realizzatrice di prodotti analoghi concederemmo il beneficio di considerare che quella scelta sia puro minimalismo piuttosto che mera e semplice avidità?
Inoltre analizzando l'iPad ci troviamo sicuramente di fronte ad un prodotto eccellente, di ottima fattura e sicuramente innovativo, ma, continuo a chiedermi, quale altra società non sarebbe stata crocefissa per aver realizzato un simile oggetto senza una connessione usb oggi ormai indispensabile per chi fruisce informatica? E che dire della mancanza di una webcam?
Com'è possibile che un simile oggetto, realizzato per la più totoale interazione fra mobilità e connettività, non annoveri fra le sue minime caratteristiche una miserissima webcam? Nessuno se ne esca con motivazioni tecniche perché sarebbe un ossimoro clamoroso.
Diciamo più probabilmente che magari potrebbe venir immessa sul mercato una webcam esterna da acquistare separatamente? Magari pochi mesi prima dell'uscita della seconda versione di iPad che potrebbe prevederne una di default? E' vero: è evidente che con i se e i ma non si va lontani, ma le certezze circa le carenze di questo prodotto sono altrettanto evidenti.
E ancora, provate a pensare come reagireste se dopo aver acquistato una semplice 'chiavetta usb' doveste rendervi conto che il trasferimento dei files è permesso (agevolmente quantomeno) solo tramite l'utilizzo di uno specifico software? La riterreste o meno un'assoluta forzatura? E'quel che succede con i prodotti Apple e il suo iTunes.
Inoltre, dobbiamo pagare noi per le scaramucce fra Apple e Adobe? Dobbiamo subire noi acquirenti le politiche che hanno provocato la 'messa al confino' del comunissimo Flash, che come ben noto non 'gira' su iPhone e tantomeno su iPad?
Un fanatico Apple giustificherebbe la cosa dicendo probabilmente che è giusto così, dato che ogni società fa il proprio interesse. Sbagliato. Non per un principio idealista, ma per una precisa legge di mercato in base alla quale ogni società deve, se tiene al proprio fatturato, mettere al primo posto le esigenze dei propri clienti. Perché uno che spende da 499 a 799 € (ovviamente accessori esclusi) per acquistare un prodotto con cui navigare in internet, non può visualizzare una enorme quantità di contenuti online per via della politica aziendale di chi produce l'apparecchio stesso? E' come se con una sim Vodafone non si potesse chiamare un numero Tim. E' pura aberrazione. Nel momento stesso in cui mi connetto ad un sito il caro iPad diventa solo un mezzo, non il fine. Un mezzo parziale ed imperfetto quindi. Accettereste mai acquistando un qualsiasi pc che quel particolare modello, quel particolare pezzo di ferro non vi permetta di fruire un determinato linguaggio informatico? Persino Microsoft non è arrivata a tanto. E allora com'è possibile una cosa simile? Le antipatie fra società sono l'ultima delle ragioni. Semplicemente Apple non vuole rendere possibile su iPod e iPad la fruizione di alcun linguaggio informatico che non sia di sua concezione. Il motivo? Il timore che qualcuno si possa ingegnare iniziando a 'scrivere' App in altro linguaggio, come ad esempio Flash appunto. In quel caso Apple perderebbe il controllo delle vendite di queste super-remunerative e (salvo eccezioni) inutili applicazioni.
Spenderei un'ultima parola riguardo al discorso connettività: non bastassero le imposizioni sopracitate, per le versioni 3G è stato previsto l'inserimento di micro SIM al posto di quelle comunemente utilizzate in ogni cellulare e 'pennina' attualmente disponibile sul mercato. Perché? Perché sono più piccole e si sposano meglio al design del prodotto? Buffonate. Sono uno strumento di controllo ulteriore per veicolare gli utenti sui soli fornitori con cui Apple intenda instaurare una partnership (ad oggi Vodafone e 3). Occhio però, perché se tiri troppo la corda la gente poi trova il modo di ingegnarsi diversamente...
Ma 'alla gente che gli frega'?
Credo sia questa la domanda cardine che si pone il consiglio d'amministrazione quando imboccato dai tecnici si trova a dover prendere determinate decisioni.
E sapete che vi dico? Hanno pienamente ragione. Gli abbiamo fatto capire che siamo disposti a cambiare le nostre esigenze in funzione dei loro prodotti: abbiamo abolito alcuni bisogni e ne abbiamo inventati moltissimi altri (spesso ridicoli) togliendo loro l'obbligo di andare incontro alla clientela, e facendo in modo che sia la clientela stessa a corrergli in braccio ad ogni richiamo. Io per primo quando firmerò la ricevuta della carta di credito con cui avrò appena accresciuto il bilancio trimestrale di Jobs & Co.


Venerdì 28 maggio, pochi giorni fa, stavo tornando a casa in macchina e ascoltavo il giornale radio. Insieme ad alcune notizie rilevanti come l'aggiornamento sui vari tentativi per arginare il disastro ambientale nel Golfo del Messico, ecco che entusiasta il giornalista legge il servizio relativo all'uscita di iPad: racconta delle file fuori dagli store, lancia alcune interviste ai primi acquirenti e così via.
Così, in un attimo penso: cosa succederebbe se un telegiornale desse la notizia che la Volkswagen ha messo in commercio la nuova Touareg? O che l'Uliveto ha creato un nuovo formato di 'bottiglietta' che sicuramente faciliterà la vita dei propri clienti?
Un gran casino: ecco cosa succederebbe. Si leverebbero torce e forche contro l'editore che fosse incorso in tale vergognosa marchetta. Perché alla fine le mode sono mode, ma le regole sono pur sempre regole e in teoria non dovrebbero venir meno in funzione di quanto 'cool' e alla moda diventi un prodotto commerciale.
Mi faccio tutte queste domande e rapidamente capisco che esattamente come per quanto riguarda Facebook, noi stessi stiamo volendo e permettendo tutto questo. E allora, forse, è davvero giusto così.

lunedì 17 maggio 2010

In uscita la raccolta noir Nero Piemonte e Valle d'Aosta

Diamo notizia dell'uscita di "Nero Piemonte e Valle d'Aosta", raccolta noir all'interno della quale compare un racconto di Lucio Laugelli, redattore di 4rum.it e direttore del sito partner Paperstreet.it.
I nostri complimenti a Lucio.

L’essenza nera del Piemonte è radicata negli arcani delle sue città e negli enigmi della sua storia, è percepibile ad occhio nudo solo in alcuni momenti magici o tra le nebbioline simili ad alito di drago. Le molteplici facce di questa regione si nascondono dietro l’apparenza e, a conferma di ciò, il suo nome è lo stesso in molte lingue: Piemont in dialetto, così come in provenzale e in occitano. Una terra senza spiegazioni, montuosa, terrigna e acquea, che gli autori di questa antologia riescono a restituire al lettore con l’inquietudine meravigliosa della rivelazione.
Marilù Oliva

Per ordinare il libro clicca sul link sottostante:
http://perronelab.it/node/401

"Nero Piemonte - Nero Valle d'Aosta"

curato da Barbara Balbiano

con racconti di

Angelo Marenzana
Roberta Marchetti
Danilo Arona
Lucio Laugelli
Enzo Macrì
Fulvio Gatti
Sergio Pent
Roberto Saporito
Matteo Servegnini
Gianluca D'aquino
Fabio Mazzoni
Maiangela Ciceri
Claudi Morandini
Luca Bortolazzi
Stefano priarone
Paola Ronco
Barbara Balbiano
Antonio Falbo
Luca Rinarelli

Prefazione di Alessandro DeFilippi e strilli di Marilu Oliva e Giancarlo Narciso
Copertina di Carita Lupatelli

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martedì 4 maggio 2010

Le Converse come mezzo per un 'esperimento sociale'

YourConverse.com è appena nato e già manifesta l'ambizione di diventare un vero e proprio 'crocevia di popoli e culture'. L'espediente? Scarpe: Converse per la precisione.

Il 'manifesto' di questo progetto è il seguente:
YourConverse.com è essenzialmente un esperimento sociale: attraverso questa icona si può mostrare come lo stesso tipo di scarpa può essere interpretato in modo diverso da persona a persona, da paese a paese. L'esperimento mostrerà come l'interpretazione personale prevale sul conformismo. Sempre.

La ricetta è semplice: si prende un prodotto comune a migliaia di persone nel mondo, appartenenti ai più disparati ceti sociali e alle più diverse culture. Si chiede loro di scattare una foto a quel medesimo oggetto che, in un modo o nell'altro, li accomuna.
Il risultato sperato è quello di un melting pot di creatività differenti, che da un prodotto conforme e a suo modo conformista, sbocciano in uno sfoggio di assoluta indipendenza artistico-fotografica.

Pur essendo dichiaratamente un sito non ufficiale, sicuramente la Converse Inc. non potrà che sorridere per l'automatica marchetta, nonostante il fine sia palesemente lontano dalla promozione di una scarpa conosciuta da lustri e lustri in tutto il pianeta.

In bocca al lupo!

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